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Coaching, Business Agility e training Intelligenza emotiva.

Disaffezione e paradosso del talento

La crisi dell’engagement: del coinvolgimento delle persone nel lavoro

Negli ultimi anni, il dibattito nella gestione delle risorse umane nelle aziende, è stato monopolizzato dalla narrazione della Great Resignation (grandi dimissioni, iniziate soprattutto nel periodo segnato dal Covid: 2020-23). Tuttavia, i dati più recenti suggeriscono che siamo di fronte a qualcosa di più profondo e strutturale: una “Grande Disaffezione” (o Great Gloom).
Secondo il report Gallup “State of the Global Workplace” 2025, l’engagement dei dipendenti a livello globale si attesta intorno al 21%, ma il dato crolla drammaticamente guardando all’Europa, che registra un tasso medio di appena il 13%, il più basso tra le macro-regioni mondiali. In Italia, questo si traduce in un mercato del lavoro dove la maggioranza silenziosa dei collaboratori è fisicamente presente ma psicologicamente distaccata.
La disaffezione nasce spesso nel momento stesso della firma del contratto: è il risultato di una promessa di “fit” (compatibilità) non mantenuta.

Alcuni dati

Analisi delle cause di fallimento nei processi di recruiting e retention nel contesto italiano e internazionale.

Analisi delle cause primarie di insuccesso nei primi 18 mesi. Il deficit tecnico è marginale rispetto a quello comportamentale.
L’89% dei fallimenti è dovuto a Soft Skills (Coachability, Intelligenza Emotiva, Motivazione). Solo l’11% è dovuto a incompetenza tecnica (Fonte-dati: Leadership IQ “Hiring for Attitude”)

Perché le nuove assunzioni falliscono?

Il dualismo italiano tra micro-imprese e grandi corporate

Il tessuto imprenditoriale italiano, composto per oltre il 95% da micro e piccole imprese (dati ISTAT), vive una profonda dicotomia nei processi di acquisizione dei talenti:

  • La Micro e Piccola Impresa (PMI): Qui vige ancora il primato dell'”intuizione”. Il processo è informale, rapido, spesso basato sul passaparola. Se questo garantisce flessibilità, espone però a rischi enormi di bias di similarità (“assumo chi mi somiglia”).
  • La Grande Azienda e la PA: All’opposto, troviamo processi iper-strutturati, spesso appesantiti da test standardizzati e piattaforme ATS (Applicant Tracking Systems). Qui il rischio è la “burocratizzazione del talento“: il dato esiste, ma resta un numero freddo in un report PDF, scollegato dalla realtà quotidiana del team.

Il paradosso del Recruiting: si entra per il ‘saper fare‘, si esce per il non ‘saper essere‘.

L’analisi del mercato evidenzia che il vero problema italiano non è la mancanza di strumenti (i test psicometrici esistono da decenni), ma da un gap tra dati e realtà.
Manca quindi un ponte tra l’input tecnico (test, CV, competenze) e l’output decisionale (assunzione, promozione). Spesso, i risultati di assessment costosi vengono ignorati dai manager di linea, che finiscono per decidere basandosi sull’urgenza o sulla “chimica” del momento. Secondo studi di settore (Harvard Business Review), fino all’80% del turnover è imputabile a decisioni di assunzione errate (“bad hiring decisions”), frutto proprio di questa disconnessione tra dati e realtà.

L’errore di prospettiva: assumere per le competenze, perdere per i valori

Uno degli studi più illuminanti in materia, condotto da Leadership IQ su oltre 20.000 nuove assunzioni, ha rivelato un dato sconcertante: il 46% dei nuovi assunti fallisce entro i primi 18 mesi.
Ma perché falliscono? Contrariamente a quanto si pensa, il deficit di competenze tecniche è responsabile solo dell’11% dei fallimenti. L’89% dei casi è dovuto a fattori attitudinali e di Soft Skills:

  • Mancanza di coachability (capacità di apprendere dai feedback).
  • Bassa Intelligenza Emotiva.
  • Mancanza di Motivazione.
  • Disallineamento con il valoriale e attitudinale con la cultura aziendale (o del reparto di riferimento).

Le aziende italiane continuano ad assumere basandosi quasi esclusivamente sull’Hard Skill Fit (sa fare il lavoro?), ignorando l’Organization Fit (condivide i nostri valori?), creando così le premesse per la disaffezione.

Considerazioni finali

Il costo di questo errore prospettico è enorme. Diverse analisi indipendenti stimano che il costo di una errata assunzione vari dal 30% (per posizioni junior) fino al 200% (per manager) della retribuzione annua lorda. Questo include i costi di recruiting, l’onboarding sprecato, e soprattutto il calo di produttività e morale del team.

La sfida per il futuro del recruiting in Italia è smettere di vederlo come un atto di “Gatekeeping” (decidere chi entra) e iniziare a vederlo come l’inizio di un percorso di coaching. Se colmiamo il “vuoto di architettura”, trasformando i dati in decisioni consapevoli, costruiamo organizzazioni più resilienti. In un mercato dove l’engagement è al 13%, la capacità di creare relazioni autentiche basate su dati reali non è più un lusso, ma l’unico vantaggio competitivo sostenibile.

Posted in Recruitment, Risorse Umane Tagged Assunzioni, coinvolgimento, engagement, HR, motivazione, recruitment

Coaching e Intelligenza Artificiale

Il Coaching Aumentato (in gergo AI in Coaching) rappresenta l’evoluzione della pratica professionale del coaching attraverso l’integrazione consapevole delle tecnologie di Intelligenza Artificiale (IA). Non si tratta di una delega della funzione di coaching alla macchina, bensì di un modello ibrido in cui l’IA funge da supporto funzionale, mentre la gestione della relazione, l’intuito e la responsabilità etica rimangono prerogativa esclusiva dell’essere umano. Un utilizzo dell’IA mediata dal coach che si distingue dall’AI Coaching dove è il chatbot a fare da “coach”.

IL seguente articolo analizza molto sinteticamente gli impatti, le competenze necessarie e le cornici etiche emerse dalla presentazione dei risultati “Il coach nell’era dell’intelligenza artificiale” (Ricerca sociale a cura del Comitato Scientifico ICF Italia) durante la Conferenza ICF Italia del 14 di novembre 2025.

Agency e ruolo umano: il coach al timone

Nel contesto dell’automazione professionale, è fondamentale distinguere tra intelligenza (capacità di comprendere il significato semantico) e agency (capacità di agire per raggiungere un obiettivo).

L’IA odierna dimostra una “Agency senza Intelligenza”: è in grado di elaborare dati, generare testi e simulare conversazioni con elevata efficacia funzionale, ma è priva di coscienza, intenzionalità o comprensione emotiva.

In questo scenario, il ruolo del Coach si riconfigura ma non diminuisce. Il professionista deve rimanere “al timone” del processo (human-in-the-loop), utilizzando l’IA come un “co-pilota” per attività di:

  • Preparazione: Analisi preliminare di dati o contesti.
  • Riflessione: Brainstorming e ampliamento delle prospettive.
  • Presenza: L’IA libera risorse cognitive, permettendo al coach di focalizzarsi sull’ascolto sistemico e sulla relazione “qui e ora” con il coachee (cliente).

Etica, normativa e trasparenza contrattuale

L’integrazione dell’IA nel coaching richiede un aggiornamento formale degli accordi di coaching, in linea con le normative vigenti come l’AI Act europeo (Art. 50). La trasparenza diventa un pilastro deontologico.

Linee guida per il contratto di coaching

È necessario inserire clausole specifiche che definiscano:

  • Dichiarazione di utilizzo: Se e in quali fasi del processo viene utilizzata l’IA.
  • Perimetro di azione: I limiti dell’intervento tecnologico.
  • Protezione dei dati: Garanzie sulla privacy e sul trattamento delle informazioni condivise con sistemi di IA.
  • Consenso Informato: Accettazione esplicita da parte del coachee delle modalità di interazione uomo-macchina.

Le nuove competenze abilitanti l’utilizzo dell’AI

Per operare efficacemente nel paradigma del Coaching Aumentato, il professionista deve sviluppare tre competenze trasversali urgenti:

  1. AI-Literacy (Alfabetizzazione all’IA): Conoscenza tecnica di base degli strumenti, comprensione di come funzionano i Large Language Models (LLM) e capacità di ingegnerizzare i prompt in modo efficace.
  2. Mediazione Uomo-Macchina: Capacità di tradurre i bisogni umani in istruzioni per la macchina e, viceversa, interpretare gli output della macchina integrandoli nel dialogo umano.
  3. Metacognizione Aumentata: Sviluppare una consapevolezza di “secondo livello” per monitorare non solo il pensiero del cliente, ma anche i bias e i processi logici suggeriti dall’algoritmo.

Impatto sulla professione e sui processi

Dati recenti indicano che la comunità dei coach è pronta al cambiamento, con un’adozione stimata intorno al 77% (tra chi già la usa e chi sta iniziando). Le resistenze attuali non sono di natura ideologica (rifiuto della tecnologia), ma legate prevalentemente alla mancanza di competenze specifiche (gap formativo).

L’introduzione dell’Artificial Agency modifica la struttura stessa del lavoro:

  • Dai benefici individuali ai processi: L’IA non è solo un assistente personale, ma un elemento che si integra nei flussi di lavoro aziendali.
  • Nuovi Ruoli: Emergono responsabilità legate alla governance degli strumenti e alla validazione degli output.

Limiti tecnologici e supervisione

Nonostante la potenza di calcolo, gli attuali sistemi di IA generativa presentano limiti strutturali che rendono imprescindibile la supervisione umana:

  • Finestre contestuali limitate: La “memoria” a breve termine dei modelli è limitata; possono perdere il filo in conversazioni lunghe o complesse.
  • Errori sistemici: Difficoltà nel gestire la complessità delle dinamiche umane non lineari o sistemiche.
  • Bias e allucinazioni: Rischio di generare informazioni false o pregiudizievoli.

Per mitigare questi rischi, è necessario istituire registri decisionali e protocolli di verifica costante degli output generati dall’IA.

Visione sintetica: possibili linee guida per il Coaching Aumentato

In conclusione, il futuro della professione non risiede nella sostituzione del coach, ma nell’evoluzione verso un modello che integra tecnologia e umanità. Un coaching veramente “aumentato”:

  • Mantiene salda la governance umana (supervisione e accountability).
  • Opera in un quadro di trasparenza radicale (contratti chiari ed etica dei dati).
  • Investe sulla formazione continua (sviluppo delle tre competenze abilitanti).
  • Utilizza l’IA per generare valore aggiunto senza mai erodere il nucleo fondamentale della professione: l’ascolto empatico e sistemico.

Vedi anche: International Coaching Federation (ICF), EU AI Act, [Luciano Floridi – Philosophy of Information].

I componenti del Comitato Scientifico ICF Italia:

Posted in Coaching, Innovazione, Intelligenza Artificiale
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