Lavorare da casa è un remote working «forzato» che non c’entra niente con lo Smart Working
Il remote working «forzato» dall’emergenza Coronavirus probabilmente ha fatto mancare questi requisiti fondamentali che lo distingue dallo Smart Working:
Il remote working «forzato» dall’emergenza Coronavirus probabilmente ha fatto mancare questi requisiti fondamentali che lo distingue dallo Smart Working:
Questo intervento di emergenza a supporto del “lavoro da casa” prevede Check e fattibilità dell’intervento in tempi molto rapidi anche 4-5 giorni e una successiva fase Attivazione d’emergenza per tutta la durata delle restrizioni previste dal Governo nell’emergenza Coronavirus. N.B.: Tutta questa attività può essere effettuata da remoto e con le persone che lavorano da casa o dall’azienda.
In dettaglio riportiamo le prime due fasi dell’intervento di emergenza a supporto del “lavoro da casa”.
Che lo Smart-Working sia per le imprese un buon «vaccino» contro il coronavirus in questi giorni lo dicono tutti. Citando un articolo comparso oggi su 24+ (fonte Il Sole 24 Ore) lo Smart-Working è la ciambella di salvataggio di tante piccole aziende per evitare la chiusura e il crollo degli affari, è lo scudo per non perdere la produttività.
Che uno Smart-Working ben gestito possa essere persino più produttivo del lavoro tradizionale lo affermano fonti autorevoli ormai da anni e basandosi non su teorie sociologiche ma sul confronto tra casi reali di aziende che hanno messo in pratica lo Smart-Working e aziende che sono rimaste legate alla formula «tempo produttivo = tempo trascorso in ufficio».
Una situazione d’emergenza come quella che stiamo vivendo, non è di per sé il momento migliore per un processo di riorganizzazione, ma se l’alternativa sono la drastica riduzione o il sostanziale fermo delle attività produttive, qualcosa si deve fare.
La buona notizia è che qualcosa si può fare e che si possono ottenere risultati anche in questo periodo in cui la mobilità è limitata. L’obiettivo è ridurre in modo drastico l’afflusso di persone in azienda (e i conseguenti rischi di contagio) garantendo la massima continuità dei processi funzionali.